Mucuripe club fortaleza fotos


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Ansa.it Magazine

Pubblicato il 15 agosto

Una gara nella gara, cercare di regalare al mondo via Ansa la luce degli occhi degli atleti subito dopo la partenza dei 100 metri e prima che i finalisti abbiano tagliato il traguardo. Otto ghepardi con una preda da raggiungere: l'oro Olimpico. Un flash ferma l'inizio del sogno che si realizzerà solo per uno: essere l'uomo più veloce della terra.

Un lampo di gloria.  Quattro anni di preparazione e tutto il mondo concentrati in meno di 10 secondi: otto uomini jet tra i blocchi di partenza e una riga in fondo al rettilineo, e attorno a loro centinaia di milioni di persone che trattengono il fiato in ogni angolo del pianeta.

Sono i 100 metri, la gara regina delle Olimpiadi, l'essenza della velocità. Una filosofia di vita. Correrli vuol dire superare i limiti del tempo e del corpo. Sono 100 metri che rendono il vincitore un simbolo dell'umanità, e bastano una manciata di attimi, conditi di esplosività, muscoli, reattività, istinto. Dal primo olimpionico di cui fu tramandato il nome - Koroibos, vincitore nel 776 a.C. della corsa veloce o 'stadio' - a Usain Bolt, i 100 metri sono le Olimpiadi.

Come gli atleti, la tecnologia cerca di superare i limiti: vivi nella fotogallery che segue l'emozione dell'istante della partenza prima ancora che la gara sia conclusa.

Vince Bolt in 9"81 e la foto della partenza viene pubblicata prima ancora del suo arrivo (foto di Ettore Ferrari)

La sfida dei 100Mt: 15 Agosto ore 03.25

Segui qui le foto della gara, preparazione, partenza e arrivo, cronaca fotografica di un momento atteso quattro anni. (Scopri tutto sulla tecnologia utilizzata)

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

L'attuale primato del mondo dei 100 metri è il 9''58 con cui Usain Bolt ha vinto i Mondiali di Berlino nel 2009, migliorando il suo 9''69 stabilito l'anno prima con l'oro ai Giochi di Pechino. Il grande giamaicano è l'ultimo esponente delle 'saette nere', gli atleti di colore che dominano dagli anni '30 del secolo scorso. Tutto comincia con Eddie Tolan, primo sprinter nero primatista, fino a Jesse Owens o Carl Lewis, Asafa Powell, Bolt: sono loro, prima gli americani poi i caraibici, ad aver fatto incetta di record e vittorie, nonostante i tentativi di interrompere il dominio di Bobby Morrow, Armin Hary e Valery Borzov.


Storico il successo di Jim Hines a Messico '68, mai prima di allora in una finale olimpica non avevano trovato posto velocisti bianchi. Il tempo fu 9"95, prima volta sotto i 10, e il record durò quindici anni. Nel 1983 fu Calvin Smith, un americano che faceva dell'agilità e della tenuta le sue armi più efficaci, a migliorare il primato correndo in 9"93. Ma era in arrivo un vero e proprio ciclone della pista: il 'Figlio del Vento' Carl Lewis, che il nuovo record di 9"92 lo ottenne ai Giochi di Seul dove arrivo' secondo dietro a Ben Johnson, poi squalificato. Ma Lewis si migliorò nel '91 ai Mondiali di Tokyo: in quella che fu definita la più bella finale dei 100 della storia, vinta in 9"86. In seguito il record lo hanno ottenuto Leroy Burell, Donovan Bailey (9"84 ad Atlanta) e Maurice Greene (9"79) fino ad arrivare alle sensazionali imprese di Bolt.


Tra le velociste il record è quello 'impossibile' - 10"49 - di Florence Griffith Joyner, datato 1988, anno in cui l'americana poi scomparsa un decennio dopo fece registrare prestazioni incredibili e stravinse all'Olimpiade di Seul. Quel tempo fu un balzo nel futuro: il precedente primato, di Evelyn Ashford, era di 10"76, e con lo stesso tempo la fuoriclasse giamaicana Shelly-Ann Fraser-Pryce ha vinto gli ultimi Mondiali, a Pechino nel 2015

Centro metri e infinite immagini. E' ormai entrata nell'immaginario collettivo dello sport l'esultanza stile fulmine con cui Usain Bolt ha celebrato i suoi trionfi olimpici e mondiali, diventata perfino un marchio di fabbrica. O la sua esultanza sulla pista di Pechino, al primo oro olimpico, addirittura qualche metro prima di tagliare il traguardo. Ma come dimenticare le riprese dell'incredibile volata messicana di Hines, o quelle immortalate da Leni Riefenstahl che hanno reso leggenda Jessie Owens, l'uomo che quasi 'scacciò' dall'Olympiastadion il Fuhrer che non volle premiarlo.

Indimenticabile l'immagine della gazzella Wilma Rudolph, eroina dell'Olimpiade romana del 1960, e icona anche di grazia applicata allo sport. Restano poi nell'immaginario popolare anche gli sprint di Borzov negli anni 70, la bava alla bocca di Ben Johnson, il grande baro, nella finale olimpica del 1988 che stravinse prima di venire cancellato, e ancora le unghie lunghissime e i body superaderenti di Florence Griffith Joyner, la donna bionica prematuramente scomparsa.

Ci sono poi la reattività e l'estetica da Orfeo nero di Carl Lewis, mentre colei che avrebbe potuto essere il suo alter ego al femminile, Marion Jones, fu poi fermata da inchieste e antidoping. Eroe della Gran Bretagna è stato invece Linford Christie, il centometrista al ginseng oro nel 1992 a Barcellona e detto 'the body' per il suo fisico perfetto

Nell'atletica più che mai 'specializzata' di oggi i cento metri rimangono un concentrato anche di tecnica. La velocità richiede qualità fisiologiche che fanno parte dell'essenza atletica, come un'elevata capacità di reazione del sistema nervoso e la capacità delle fibre muscolari di contrarsi velocemente: per questo si dice anche che velocisti per lo più si nasce, anche se nessun risultato di rilievo può essere raggiunto senza un'adeguata preparazione.

Correre i 100 in meno di dieci secondi non vuol dire solo farlo in 42-43 passi di media, ma anche, durante la gara, aumentare le frequenze e l'impegno nervoso in tempi ovviamente brevi e quindi bisogna saper distribuire bene lo sforzo. Con il suo record di 9"58 Bolt ha corso a una media di 37,578 km/h toccando una punta massima di velocità di 43,900 km/h e una media di circa 2,44 metri a falcata. Gli sprint del fenomenale giamaicano sono stati così attentamente analizzati che ne è venuto fuori come ci siano ci più di 30 muscoli per gamba impegnati quando corre. E questi muscoli di Bolt sono composti per il 90% di fibre a contrazione veloce: ecco perché lo rendono forte, scattante ed "esplosivo".

Il 'Lampo' con la sua statura ha dimostrato anche che essere alti è un'arma in più soprattutto in fase di partenza, quando con un baricentro più alto si è più scattanti, anche se l'uscita dai blocchi di partenza, che non era il suo forte, è stata affinata con anni di allenamenti.

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